“Perché io?“
“Tu puoi riuscirci“
“A fare cosa?”
“Ad aprirli”
“Franco, io non so nemmeno cosa sia un Sigillo”
“Davvero? Scommettiamo che tu sai perché, quello che tu chiami Settenario per LUI era… AMORE?”.

Osservai con attenzione il Sigillo, era come se potesse parlarmi, ma non volesse farlo, lo sentivo quasi mio, stavo azzardandone persino una spiegazione ma …….

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Non sono molto affidabile, me ne rendo conto, ma, adesso che di nuovo ho voglia di farlo, penso sia giusto aggiungere alle riflessioni riportate nel mio articolo dal titolo: “Mente o Apollo”, quelle relative a: “Venere o Amore”.
Sarebbe quindi perlomeno auspicabile poter leggere il precedente articolo per trovare motivazioni, cause e la motivazione di questo mio rinnovato impeto descrittivo, riguardante il mio ultimo libro: “L’Uomo di DIO”.

Ciò darebbe a me l’opportunità di proseguire nella mia esposizione con molta più rapidità ed a voi la possibilità di meglio comprendere la mia tesi.
Ciò premesso, potrei iniziare dicendo: La summa ermetica della simbologia dell’Ars Memorandi di Bruno era costituita da tre sigilli ben precisi.

Di uno vi ho già parlato (Mente o Apollo), ora vorrei dedicarmi al secondo, tra tutti il più completo, complesso, pregno ed utile, che, seppur minimamente, ci può avvicinare al vero potere conoscitivo di Giordano Bruno.
Torniamo quindi alla domanda che mi fu posta: “Perché tale simbologia, definita diversamente SETTENARIO, veniva utilizzata da Bruno come un sigillo, dal nome: Venere o Amore?”

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E perché io, nel vederlo la prima volta, quando ancora non sapevo neppure cosa fosse un sigillo, immediatamente percepii in esso un significato chiaramente ed analogicamente già presente, non nella mente, ma, più propriamente, nella mia Anima?

Personaggio “pericoloso” Giordano Bruno, sapete.
LUI scava dentro di noi, in luoghi spesso sconosciuti, ma comunque vivi ed immortali poiché popolati, nel buio più assoluto, da archetipi divini, figli della luce più pura ed incondizionata.
Ed io ho lasciato che LUI scavasse dentro di me. All’inizio l’ho fatto inconsciamente, poi sempre più consapevolmente, fino ad ottenere una specie di guarigione, avvenuta attraverso momenti, ricordi, immagini e simboli che ora faccio fatica a separare.

Volendo però chiarire il motivo dell’interloquire sopra esposto, cercherò di spiegare il modo con cui io…. capisco o credo di farlo. Un modo che secondo Giordano Bruno non viene utilizzato da tutti gli uomini, ma che il Nolano è riuscito a chiarirmi grazie alla sua descrizione riguardante il vero significato dei numeri.

Ma non voglio dilungarmi troppo o divagare, quindi, di nuovo: “Perché, Amore potrebbe definirsi l’ultimo passaggio mentale di un DIO che crea in modo geometrico e cimatico
Quanti perché mi direte, eppure, io senza di essi …..non so più vivere.
Il bello però è che a volte posso persino trovare le risposte, di conseguenza, venite come me, andiamo a casa mia, a Collemaggio, all’Aquila, perché quando si vuol capire certe cose …lì bisogna andare.

UN LUOGO, ANCHE BRUNIANO

Ho già accennato al fatto che il Sigillo in questione, banalmente, viene identificato come Settenario, in verità risulta essere da millenni figlio della geometria sacra e come tale più conosciuto come “Fiore della Vita”. Ultimamente ho avanzato l’ipotesi, piuttosto realistica, secondo la quale tutto il sistema geometrico del Fiore in realtà altro non sia che l’applicazione, o la trasformazione, geometrica appunto, del sapere dell’Ottava.

Ma forse sto come al solito…. correndo troppo.

Torniamo quindi alla casa di Celestino V, consapevole del fatto che il percorso da seguire per giungere ad una spiegazione valida del sigillo sarà un po’ laboriosa.
La basilica di Collemaggio è tutt’ora contraddistinta da un simbolo posto fra navata e transetto noto come: “Labirinto”.

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Fui il primo a “vedere” in quel labirinto non solo 6 cerchi intimamente uniti, ma essenzialmente una simbologia costituita e conservata nel tempo attraverso TRE semplici OTTO (Fig.2).
Cinque anni fa, infatti, scoprii all’interno di Collemaggio le TRE OTTAVE dopo più di sette secoli dal loro assemblamento ermeticamente voluto dal grande Celestino V.

Utilizzando inconsciamente i numeri, collegai, a ragione, quella somma simbolica pari a 24 unità a qualcosa di altrettanto simbolicamente molto più antico.

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Fig. 3 – Lo Zodiaco di Dendera

Ciò che dentro Collemaggio è numero, infatti, può essere ritrovato attraverso le composite braccia degli esseri posti al di fuori dello Zodiaco di Dendera, in qualcosa di estremamente animico e …… creativo (Fig.3).

16 braccia divine, maschili e 8 braccia umane, ma femminili, mi diedero la possibilità di capire cosa e quanto in quel labirinto fosse nascosto. Volendo sinteticamente descrivere il tutto, potrei dire che Celestino V continuava, attraverso la simbologia del Labirinto, la trasmissione millenaria di un messaggio le cui caratteristiche animiche certamente si ripropongono all’interno dello zodiaco più famoso del mondo.

 

Dendera mi insegnò moltissimo e molto continua ad insegnarmi, in quanto i 12 esseri, con le loro 24 braccia, dimostrano di essere direttamente collegati con ciò che la sfera centrale zodiacale contiene. Qui, infatti, 72 corpi celesti, a loro volta suddivisi in due gruppi stellari compositi, pari a 24 e 48 unità, testimoniano simbolicamente la loro diretta emanazione dodecafonica, che scaturisce da un sistema numerico ben noto, e splendidamente descritto dalla Lista Sumera dei RE.

”Il numero è un limpido principio, fisico, metafisico e razionale“

Così definiva i numeri Giordano Bruno, ed infatti mai come in questo contesto, ciò che può sembrare fisicamente numerabile, come una serie di astri, razionalmente inquadrabili dalla mente umana, in verità dimostra di avere una origine estremamente……. metafisica.
Ora, scusandomi per la mia divagazione numerica, purtroppo necessaria, vorrei che immaginaste quelle 24 braccia trasformarsi in sei cerchi, (come appaiono a Collemaggio), poi quella sestina fondersi a formare TRE OTTO, i quali, una volta l’anno, a Collemaggio, non fanno altro che aspettare un prodigio voluto da DIO.

UN SOLSTIZIO DI LUCE

Infatti il 21 giugno, al solstizio d’estate, il sole trasforma in LUCE l’informazione numerica posta all’interno del rosone di Collemaggio, destinata a diventare un SETTIMO cerchio, esattamente identico agli altri, all’interno del labirinto in questione.
Se adesso, per un attimo, ripensate alle braccia di Dendera, sarete in grado di intuire che queste altro non sono che l’ultimo baluardo energetico posto a monte di una realizzazione estremamente materiale oltre che terribilmente luminosa.

Sostanzialmente, vi potrete rendere conto di come, qualcuno, non si sa chi, non si sa quando, ha avuto l’ardire, secondo me riuscendoci, di codificare un atto creativo che tanto sta impegnando tutti i laboratori di fisica nucleare di tutto il mondo. Di conseguenza, la sfera che contiene la visione celeste egizia, altro non può essere che la SETTIMA sfera.

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E’ quindi il Settenario, per un sapere senza tempo come quello dell’OTTAVA, la summa simbolica di un atto creativo la cui origine è posta esattamente dove oggi non abbiamo il coraggio di spingerci, ma dove Giordano Bruno era di casa: nell’invisibile.
Adesso torniamo al suo Sigillo (Fig.4) utile a ricordare la memoria Archetipica, perché Lui, nella sua unica descrizione dei TRE sigilli ERMETICI, dirà, (come già scritto in “Mente o Apollo”) che le azioni degli DEI, utili cimaticamente e geometricamente a creare i presupposti della nascente Luce, in Amore o Venere “vengono sostituite dalle corrispondenti caratteristiche emozionali.

In Amore, saranno quindi una summa di emozioni molto simili a quelle umane, come: odio, coraggio, vigliaccheria, gioia, tristezza, ira, ecc ecc. a portare a compimento le geometrie divine.
In altre parole, Giordano Bruno, quattro secoli orsono, sapeva, spiegava e sperava che ognuno di noi capisse come e quanto AMORE, un Creatore immanente e musicalmente OTTAVA, avesse posto, attraverso un miriade di emozioni, alla base della sua sessuata e frattale volontà di creare…..la MATERIA.

Di conseguenza, potremo sperimentare qualsiasi tipo di emozione nella nostra vita e, per quanto possa sembrarci impossibile ammetterlo, persino l’odio, comunque e sempre farà parte di un unico sentimento creativo chiamato……. AMORE.

Se accetteremo tutto ciò, avremo nuovamente una materia viva, emozionabile ed emozionante, potremo quindi comunicare con essa e mettere a punto una nuova scienza tecnicamente animica, come l’OTTAVA.

Questo dovrà essere l’immediato compito della razza umana, e, se sapremo perseguirlo, Bruno non sarà morto invano, altrimenti saremo noi a……. bruciare.

Michele Proclamato

L’Aquila, Ottobre 2010